La riforma UE del copyright.

Le difficoltà per il diritto d’autore di “stare al passo” con una realtà costantemente in movimento, quale è quella digitale, non rappresentano una novità.

Il diritto d’autore, infatti, si è da sempre mostrato particolarmente sensibile rispetto ai mutamenti introdotti dal progresso tecnologico; non stupisce, dunque, che l’avvento di Internet abbia prodotto effetti dirompenti nella sua disciplina, determinando l’insorgere di nuove problematiche giuridiche, legate alla possibilità di liberamente fruire, tramite il web, di opere protette dal copyright.

Le nuove tecnologie digitali, e nello specifico la Rete Internet, hanno determinato uno stravolgimento della realtà quotidiana dell’individuo, nonché della sua usuale percezione di sé e del mondo circostante, portando alla relativizzazione degli stessi concetti di tempo e spazio.

Il web, infatti, ha comportato una profonda trasformazione delle abilità e possibilità tradizionali dell’individuo; basti pensare che oggi è possibile leggere senza carta, scrivere senza penna o, addirittura, in campo relazionale, conoscersi senza mai essersi incontrati1.

Questa trasformazione ha investito, più o meno intensamente, tutti i circuiti produttivi quotidiani, fra cui anche il diritto d’autore; si pensi, infatti, all’attuale tendenza della comunità a condividere testi, immagini, informazioni in generale, in modo massiccio e in maniera non sempre autorizzata, nonché allo stimolo, soprattutto per i più audaci, a sperimentare contenuti diversi, impensabili prima dell’avvento del digitale.

Il diritto d’autore si è trovato, così, a dover fronteggiare tutta una serie di rischi connessi allo sviluppo delle nuove tecnologie, a partire dal suo stesso riconoscimento. In rete, infatti, le opere, tutte le opere, possono essere facilmente moltiplicate e distribuite, moltiplicandosi anche il numero degli intermediari e, conseguentemente, le modalità di fruizione delle stesse.

Ciò ha portato ad una necessaria revisione degli stessi concetti di autore e di opera. Da un lato, chiunque con la tecnologia digitale è in grado di intervenire su di un’opera esistente, manipolandola o trasformandola; la figura dell’autore, intesa nella sua accezione tradizionale, perde, allora, i suoi confini definiti, per lasciare spesso spazio ad un’idea più ampia, quella di “contributore” nella realizzazione di un’opera multimediale2. Dall’altro lato, in quella che viene definita l’epoca della smaterializzazione, inevitabilmente non saranno più i beni materiali ad essere riconosciuti come meritevoli di tutela, bensì le idee, i concetti, le immagini, perdendo progressivamente rilevanza la proprietà del capitale fisico3.

Questi cambiamenti hanno progressivamente evidenziato la necessità di adeguare la normativa vigente al mutato quadro sociale, per far fronte alle nuove realtà emerse con lo sviluppo tecnologico.

In definitiva, il forte dinamismo del mondo digitale impone il costante adeguamento degli strumenti di tutela. In tale ottica, il legislatore europeo ha ritenuto che gli stessi non fossero più sufficienti a garantire il giusto equilibrio tra i contrapposti diritti e interessi degli autori (o di altri titolari), da un lato, e degli utenti, dall’altro. In particolare, si è ritenuto che le eccezioni e le limitazioni al diritto d’autore e ai diritti connessi, pur armonizzate a livello europeo, presentassero tuttora un carattere nazionale, non garantendo, pertanto, certezza giuridica quanto agli utilizzi transfrontalieri. Da qui la necessità di riformare la materia.

La Commissione ha, pertanto, identificato tre settori di intervento:

  • utilizzi digitali e transfrontalieri
  • nel campo dell’istruzione, estrazione di testo e di dati per scopi di ricerca scientifica
  • conservazione del patrimonio culturale.

L’obiettivo è quello di garantire la legittimità di taluni tipi di utilizzo all’interno di questi settori, non solo a livello nazionale, ma anche oltre frontiera.

«I giganti del web dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti». Questo l’incipit del comunicato stampa del Parlamento europeo. Le grandi compagnie del web, infatti, saranno chiamate, secondo quelli che sono i progetti e le aspettative dell’Unione, a condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti. «Molte delle modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News»4.

Rafforzata, quindi, la responsabilità di piattaforme e aggregatori in merito alle violazioni del diritto d’autore. In pratica, tali soggetti avranno l’obbligo di remunerare chi detiene i diritti sul materiale protetto da copyright, laddove intendano metterlo a disposizione di terzi. «Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità».

In altri termini, la posizione negoziale di autori e artisti viene ridefinita, garantendo loro la possibilità di effettivamente controllare lo sfruttamento delle proprie opere ed “esigere” una remunerazione supplementare, nel caso in cui il compenso corrisposto originariamente risulti

“sproporzionatamente” basso rispetto ai benefici che ne derivano. Le misure approvate consentirebbero, inoltre, agli autori e agli artisti di revocare o porre fine all’esclusività di una licenza di sfruttamento dell’opera, laddove la parte titolare dei diritti di sfruttamento appaia non esercitare tale diritto correttamente. Per evitare, però, che la nuova disciplina finisca con il tradursi in un freno alla libertà di espressione, i deputati europei hanno provveduto ad introdurre nuove disposizioni volte proprio a garantire che la stessa non venga ingiustamente ostacolata5.

Il parlamento europeo ha dato il via libera alla proposta di direttiva sui diritti d’autore nel mercato unico digitale, anche se sono state approvate delle modifiche proposte dal relatore Axel Voss, agli articoli 11 e 13, dove il primo prevede un diritto per gli editori, i grandi editori di giornali, la possibilità di autorizzare o bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni prevedendo anche una nuova remunerazione per l’editore.

Ciò significa quindi che quando viene condiviso un articolo, quelle due o tre righe che compaiono al di sotto dell’indirizzo della pagina, dovrebbero essere tassate, cioè Google dovrebbe pagare l’editore per poter mostrare quell’anticipazione di articolo e condividerlo online.

Ecco cosa dice l’articolo 11, ribattezzato art. 15, riforma copyright:

Capo 1 Diritti sulle pubblicazioni: Art. 11

Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale

1. Gli Stati membri riconoscono agli editori di giornali i diritti di cui all’articolo 2 e all’articolo 3, paragrafo 2, della direttiva 2001/29/CE per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico.

2. I diritti di cui al paragrafo 1 non modificano e non pregiudicano in alcun modo quelli previsti dal diritto dell’Unione per gli autori e gli altri titolari di diritti relativamente ad opere e altro materiale inclusi in una pubblicazione di carattere giornalistico. Essi non possono essere invocati contro tali autori e altri titolari di diritti e, in particolare, non possono privarli del diritto di sfruttare le loro opere e altro materiale in modo indipendente dalla pubblicazione di carattere giornalistico in cui sono inclusi.

3. Gli articoli da 5 a 8 della direttiva 2001/29/CE e la direttiva 2012/28/UE si applicano, mutatis mutandis, ai diritti di cui al paragrafo 1.

4. I diritti di cui al paragrafo 1 scadono 20 anni dopo l’uscita della pubblicazione di carattere giornalistico. Tale termine è calcolato a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo alla data di pubblicazione.

In conclusione l’articolo 11, ribattezzato art. 15, potrebbe quindi portare all’istituzione di una vera e propria tassa che le grandi piattaforme online come Google e Facebook dovrebbero agli editori, per poter pubblicare e condividere le notizie sulle loro piattaforme. In pratica i colossi del web dovrebbero mettersi d’accordo con ciascun editore e concordare con lui, una licenza annuale a pagamento per far apparire i suoi articoli nelle serp di ricerca o sui prodotti gestiti da Google o Facebook6.

L’articolo 13, ribattezzato art. 17, della riforma Ue sul copyright e sul diritto d’autore prevede per le società che danno accesso a grandi quantità di dati, di adottare misure per controllare in anticipo tutti i contenuti caricati dagli utenti. Praticamente tutte le piattaforme online che gestiscono milioni di dati, video, foto ecc., dovrebbero verificare che ogni cosa pubblicata online non possa ledere il diritto d’autore, per cui una multinazionale potrebbe bloccare ad esempio qualsiasi immagine attraverso su algoritmo. Queste multinazionali, che nella maggior parte dei casi non sono neanche in Europa ma si trovano al di fuori, avrebbero il potere di decidere cosa sia pubblicabile e cosa no e quali tipi di informazioni i cittadini potrebbero fruire e quali invece sarebbe meglio evitare e tutto ciò a discapito delle micro e piccole e medie imprese che lavorano sul web e che non hanno i mezzi economici che hanno invece le multinazionali7.

Ecco cosa dice testualmente l’articolo 13, ribattezzato art. 17, della riforma copyright Ue:

CAPO 2 Utilizzi specifici di contenuti protetti da parte di servizi online: Art. 13

Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricati dagli utenti

1. I prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno pubblico accesso a grandi quantità di opere o altro materiale caricati dagli utenti adottano, in collaborazione con i titolari dei diritti, misure miranti a garantire il funzionamento degli accordi con essi conclusi per l’uso delle loro opere o altro materiale ovvero volte ad impedire che talune opere o altro materiale identificati dai titolari dei diritti mediante la collaborazione con gli stessi prestatori siano messi a disposizione sui loro servizi. Tali misure, quali l’uso di tecnologie efficaci per il riconoscimento dei contenuti, sono adeguate e proporzionate. I prestatori di servizi forniscono ai titolari dei diritti informazioni adeguate sul funzionamento e l’attivazione delle misure e, se del caso, riferiscono adeguatamente sul riconoscimento e l’utilizzo delle opere e altro materiale.

2. Gli Stati membri provvedono a che i prestatori di servizi di cui al paragrafo 1 istituiscano meccanismi di reclamo e ricorso da mettere a disposizione degli utenti in caso di controversie in merito all’applicazione delle misure di cui al paragrafo 1.

Gli Stati membri facilitano, se del caso, la collaborazione tra i prestatori di servizi della società dell’informazione e i titolari dei diritti tramite dialoghi fra i portatori di interessi, al fine di definire le migliori prassi, ad esempio l’uso di tecnologie adeguate e proporzionate per il riconoscimento dei contenuti, tenendo conto tra l’altro della natura dei servizi, della disponibilità delle tecnologie e della loro efficacia alla luce degli sviluppi tecnologici.

In conclusione l’articolo 13, ribattezzato art. 17, prevede che tutti i contenuti caricati online nell’Unione Europea devono essere prima controllati e poi pubblicati in modo da evitare che materiale coperto dal diritto d’autore possa finire online senza le dovute tutele.

Il sistema di controllo preventivo sul materiale pubblicato online dovrebbe quindi funzionare come il Content ID di YouTube ossia con un riconoscimento automatico che controlla che in tutte le immagini contenute in ogni video non siano presenti contenuti protetti da copyright, al fine di evitarne la pubblicazione senza permesso o di mostrarli solo con pubblicità, permettendo così la suddivisione dei ricavi tra i proprietari del diritto d’autore.

Ma il Content ID è un sistema complicato e molto costoso e sembra quasi impossibile che un meccanismo simile possa essere applicato ad ogni immagine, video o articolo caricato online all’interno dell’Unione Europea.

Dopo aver letto attentamente gli articoli 11 e 13 della nuova delibera sul copyright europea andiamo a vedere qualche esempio su cosa e come potrebbe cambiare l’uso di internet in Europa all’interno del mercato digitale unico dopo l’approvazione delle nuove regole sul diritto d’autore, con particolare riferimento alla fotografia:

  • Responsabilità per le grandi piattaforme. in pratica i colossi del web, da Facebook a YouTube, dovranno pagare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti e dovranno essere responsabili in caso di violazioni sul diritto d’autore dei contenuti da loro ospitati;
  • Escluse le piccole e medie piattaforme: Le piccole e micro piattaforme sono escluse dalla riforma; Si alla condivisione ma gli snippet saranno protetti dal coptright: in pratica la condivisione tramite collegamento ipertestuale di singole parole si potrà ancora fare liberamente mentre gli snippet (foto e breve testo di presentazione di articoli) saranno coperti da copyright e quindi per poterli usare, le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori per il loro uso.
  • I giornalisti dovranno essere pagati: ai giornalisti spetterà una parte della remunerazione ottenuta dalla loro casa editrice.
  • No ai filtri si alla cooperazione: non dovranno esserci filtri sui contenuti ma una cooperazione tra piattaforme e coloro che detengono i diritti d’autore in modo tale da non colpire le opere che non violano il copyright, per far ciò le piattaforme dovranno provvedere ad istituire veloci procedure di reclamo, gestite da persone e non da algoritmi, qualora si presenti la necessità di fare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto.
  • Gli artisti dovranno essere pagati: gli artisti potranno esigere un pagamento supplementare da chi sfrutta le loro opere quando il compenso corrisposto in origine è palesamente più basso rispetto ai benefici che ne derivano, incluse le entrate indirette.
  • Esclusi dal diritto d’autore WIKIPEDIA, OPEN SOURCE, MEME: Il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o su piattaforme di condivisione di programmi open source, sono esonerati dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright, compresi i meme che tanto piacciono ai ragazzi ed adulti.

1V. Malgieri, Condivisione digitale, cultura libera e diritto d’autore, Polìmata, Roma,2011

2V. Zeno-Zencovich, Diritto d’autore e libertà d’espressione: una relazione ambigua, in AIDA, 2005,

3A. Sirotti Gaudenzi, La tutela del diritto d’autore in Rete, in Notiziario giuridico Telematico

4 A. Menenti, Diritto d’Autore, la riforma sul copyright approvata dal Parlamento Europeo, in Giuricivile 2018

5 A. Menenti, op. cit.

6A. Losito, Riforma copyright UE: cosa cambia per diritto d’autore, ultime notizie, in GuidaFisco, 2019.

7 A. Losito, op. cit.